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Stato sabaudo
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Le espressioni mwowStato sabaudo (o anche più propriamente mwpaStati sabaudi o mwpqMonarchia sabauda), per mwpgsineddoche mwpwDucato di Savoia, mwqaPiemonte sabaudocite-ref-bertoldi-13-0[13]cite-ref-raviola-14-0[14] e poi, dal mwsq1720, mwsgRegno di Sardegnacite-ref-15[15], sono usate dagli storici per indicare collettivamente tutti gli stati governati dai mwtwcapi di Casa Savoia dal mwuaMedioevo alla mwuqfusione perfetta del 1847.

Prima della fusione questi territori non facevano parte di uno mwuwstato unitario ma erano retti dalla mwvadinastia dei Savoia in mwvqunione personale.cite-ref-16[16]cite-ref-17[17] I principali Stati sabaudi furono il mwxgRegno di Sardegna, il mwxwDucato di Savoia (inizialmente mwyaContea), il mwyqPrincipato di Piemonte, la mwygContea di Aosta (poi mwywDucato) e dal mwza1815 il mwzqDucato di Genova. Il sovrano sabaudo si autoproclamava anche mwzgre titolare mwzwdi Cipro, mwaadi Gerusalemme e mwaqd'Armenia (mwagCilicia armena), stati che tuttavia non furono mai governati. Lo Stato sabaudo, trasformato nel mwawRegno di Sardegna unitario nel 1847, fu la base giuridica del futuro mwbastato nazionale italiano nato con il mwbqRisorgimento.

Contents

Storia
Origini
Stemmi
Note

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Terminologia

Sia nel passato e sia oggi si usava spesso, per mwcqsineddoche, riferirsi all'insieme dei possedimenti dei Savoia come mwcgDucato di Savoia. In realtà, i Savoia non regnarono su uno mwcwstato unitario con un unico nome ufficiale, bensì su un insieme complesso di entità politiche, con titoli diversi, con diverse origini istituzionali, culturali e giuridiche, tenute assieme in mwdaunione personale dalla persona del mwdqCapo di Casa Savoia. Questi includevano, ad esempio, il mwdgDucato di Aosta, il mwdwPrincipato di Piemonte e la mweaContea di Nizza, che erano distinti e non giuridicamente parte del mweqDucato di Savoia, da cui derivava il titolo da loro posseduto. Gli stessi Savoia si riferivano ai loro possedimenti nel loro insieme con l'espressione mwegStati del Duca di Savoia o mwewStati di Savoia.cite-ref-0-18-0[18]cite-ref-19[19]cite-ref-20[20]cite-ref-21[21]

Similmente, con l'acquisizione del mwjqRegno di Sardegna nel 1720, si cominciò a riferirsi all'insieme dei possedimenti sabaudi come mwjgStati sardi o mwjwRegno di Sardegna, benché tale denominazione si riferiva ufficialmente solo al reame che si estendeva sull'mwkaisola omonima e non anche gli altri territori, che erano detti mwkqStati sardi di terraferma. Il termine in voga per riferirsi all'insieme era infatti mwkgStati del Re di Sardegna, mwkwStati sabaudi oppure mwlaRegii Stati.cite-ref-22[22]cite-ref-0-18-1[18]

A volte, nella storiografia tradizionale, si fa riferimento a questa entità statuale composita, nonché al mwngRegno sabaudo (o mwnwsardo-piemontese) nato dalla fusione perfetta, come al mwoamwoqPiemonte sabaudo.cite-ref-raviola-14-1[14]cite-ref-bertoldi-13-1[13]

Oggi gli storici usano il termine più neutro di mwqwStato sabaudo per indicare l'entità formata dall'insieme dei territori governati dai Savoia, un esempio di monarchia composita dove molti territori diversi e distinti sono uniti in un'unione personale avendo lo stesso sovrano. Solamente con la mwrafusione perfetta del 1847 effettuata da mwrqCarlo Alberto di Savoia tutti i territori sabaudi divennero parte di uno mwrgStato unitario nazionale.

Storia

Origini

Il primo mwtaconte di casa Savoia a governare effettivamente fu mwtqUmberto I Biancamano, conte di mwtgMoriana (o di Savoia), di cui non si conoscono gli ascendenti, identificati da una tradizione storiografica di corte nel leggendario mwtwBeroldo di Sassonia, nipote dell'mwuaimperatore mwuqOttone II di Sassonia, di stirpe mwugcarolingia, o del nobile mwuwsassone mwvaVitichindo; per altre genealogie, sempre volte a nobilitare casa Savoia, Umberto Biancamano era invece di discendenza mwvqfranco-italica (da mwvgBerengario d'Ivrea, mwvwre d'Italia degli mwwaAnscarici e antenato di mwwqArduino d'Ivrea) o all'aristocrazia mwwggallo-romana. Probabilmente fu l'imperatore mwwwOttone III a nominare Umberto conte, mentre furono mwxaEnrico II e il mwxqre di Borgogna mwxgRodolfo III a infeudargli la Savoia tra il 1000 e il 1003. Secondo alcuni Umberto sarebbe stato cognato di Rodolfo e quindi fratello di sua moglie mwxwErmengarda di Moriana.

Altri possedimenti furono donati a Umberto Biancamano dal vescovo Oddone di Belley (primo a riconoscere in un documento scritto superstite la sovranità di Casa Savoia nel 1003), e dall'imperatore mwyqCorrado II il Salico. Altri documenti identificano Umberto Biancamano come signore delle contee di Savoia (1003), di mwygBelley, di mwywSion (temporaneamente tramite il vescovo mwzaAimone di Savoia, figlio cadetto del Biancamano) e mwzqAosta, che al disgregarsi del regno di Borgogna (1032) si schierò dalla parte di Corrado II ottenendone in premio la contea di Moriana in mwzgVal d'Isère e il mwzwChiablese (ca. 1034). Gli succedette mw0aAmedeo I.

Il successore di questi, il fratello mw0gOddone, conte di Savoia dal 1051 al 1057, ampliò i propri possedimenti sul mw0wPiemonte, grazie al matrimonio con mw1aAdelaide, mw1qmarchesa di Torino e di mw1gSusa, titolo che aveva ereditato dal padre mw1wOlderico Manfredi II. Questo matrimonio con Adelaide fu molto importante per i mw2aSavoia. Fino a quel momento essi si erano impegnati ad espandersi soprattutto al di là delle Alpi ma ora iniziarono la loro opera di espansione in Italia. Oddone aggiunse ai possedimenti ereditati dal fratello la vasta mw2qmarca di Torino, che comprendeva, oltre alla contea di Torino, anche le contee di mw2gAlba, di mw2wAlbenga (che nel 1098 si sarebbe proclamata mw3alibero comune per poi finire in seguito sotto mw3qGenova), di mw3gAsti e di mw3wVentimiglia. Così l'unione tra Oddone e Adelaide fu particolarmente proficua: l'estensione dei loro domini, avendo stretto insieme le forze, era davvero ragguardevole controllando, nel complesso, territori aventi la dimensione di un regno anche se vari piccoli domini vi s'interponevano, e qui si incontrava un marchesato, qua un ducato, là una contea appartenenti a feudatari minori dipendenti formalmente dell'Impero, quali i mw4adel Carretto o i mw4qdel Vasto, feudi che i Savoia si annetterono lentamente ma continuamente. Il territorio sabaudo era anch'esso parte integrante della divisione del mw4gSacro Romano Impero denominata mw4wmw5aRegnum Italiae.

L'elevazione a ducato

Nel 1416 l'mw8aimperatore, mw8qSigismondo eleva la Contea sabauda a Ducato, e mw8gAmedeo VIII da Conte diviene primo mw8wDuca di Savoia. È un periodo di consolidamento politico e geopolitico della dinastia sabauda e dei propri stati: la decisione dell'imperatore è motivata dal ruolo prezioso che Amedeo e i suoi eredi svolgono nell'ambito della mw9aguerra dei cent'anni quali mediatori e pacificatori nella zona alpina di un'Europa piena di conflitto. I Savoia consolidano così il proprio prestigio e la propria strategia volta a giostrarsi tra le grandi potenze d'Europa, ora avvicinandosi diplomaticamente all'una ora all'altra, onde evitare il fagocitamento del loro piccolo stato.

Grazie alla loro abilità diplomatica i Savoia saranno particolarmente vicini a mw9gCarlo V, e solidali con lui nella sua contesa con mw9wFrancesco I di Valois; è in questo periodo che mw-aEmanuele Filiberto, vincitore della mw-qbattaglia di San Quintino, decide di spostare la capitale dinastica da Chambery a Torino.

Il titolo regio

I Duchi di mw-gSavoia avevano perseguito con costanza e tenacia attraverso i secoli l'ottenimento del titolo regio. Nel 1459 Casa Savoia ottenne il titolo di mw-wRe di Gerusalemme e di mwaqaRe di Cipro tramite il matrimonio di mwaqeCarlotta di Lusignano e mwaqiLuigi di Savoia, conte di Ginevra, deposti nel 1464; nel 1482 il titolo nominale (senza territori) e contestato venne lasciato in eredità a mwaqmCarlo I di Savoia. mwaqqPapa Innocenzo VIII ratificò l'accordo.

I titoli di Re di Gerusalemme, di Cipro e d'Armenia furono ufficialmente reclamati dai Savoia nel 1632 con mwaqsVittorio Amedeo I, ma erano solo mwaqwde jure, pur avendo fruttato il trattamento di mwaq0mwaq4Altezza reale nel 1689 riconosciuto da mwaq8Spagna e impero, ed erano contesi dalla mwaraRepubblica di Venezia e dalla mwareRepubblica di Genova e da altri (mwariAngioini e mwarmAragonesi, in seguito dagli mwarqAsburgo-Lorena).

L'obiettivo di divenire un re riconosciuto fu raggiunto da mwaryVittorio Amedeo II partecipando alla mwarcguerra di successione spagnola. Nel XVIII secolo gli Stati sabaudi intanto affrontarono ripetutamente il mwargRegno di Francia di mwarkLuigi XIV e mwaroLuigi XV, ambizioso di annetterli nell'ambito della conflittualità delle guerre di successione, e riuscirono in due importanti occasioni (mwarsassedio di Torino del 1706 nella suddetta guerra e mwarwbattaglia dell'Assietta del 1747) a respingerne l'assalto. Già nel 1696 i Savoia erano riusciti a espellere i francesi da mwar0Pinerolo, roccaforte strategica. Nel 1703, l'imperatore mwar4Leopoldo I d'Asburgo promise il mwar8Ducato del Monferrato a mwasaVittorio Amedeo II, in cambio della sua entrata in guerra contro la Francia, con cui finora era stata alleata. Il ducato, occupato dall'esercito imperiale nel 1707, venne tolto ai mwaseGonzaga di mwasiMantova con un decreto di mwasmGiuseppe I d'Asburgo nell'anno successivo. Il mwasqtrattato di Utrecht mise fine alla guerra nel 1713, Vittorio Amedeo II ottenne in definitiva il Monferrato ed in aggiunta anche mwasuAlessandria, la mwasyLomellina, mwascPragelato e l'alta mwasgVal di Susa, la mwaskValsesia e i feudi delle mwasoLanghe. Infine, grazie alla pressione inglese, il duca ottenne la corona del mwassRegno di Sicilia e quindi la potestà feudale su mwaswMalta.

Fu incoronato mwas4Re di Sicilia, assieme alla moglie mwas8Anna Maria di Borbone-Orléans nella Cattedrale di mwataPalermo, il 24 dicembre 1713.cite-ref-23[23] La dinastia sabauda ottenne così dopo secoli il titolo regio, affrancandosi definitivamente dal mwatuSacro Romano Impero, a cui tuttavia restò formalmente sottoposta fino al 1793. Nel 1807 i Savoia entrarono anche nella mwatylinea di successione della Casa degli Stuart al trono del mwatcRegno Unito, ma il titolo non venne mai rivendicato. Nel 1720 il titolo siciliano fu scambiato con quello di mwatgRe di Sardegna. I Savoia ottennero anche il diritto a succedere al trono di Spagna, in caso di estinzione della locale mwatkCasa di Borbone, diritto che fu esercitato a causa della controversia dinastica sulla successione femminile spagnola che portò il secolo seguente al breve regno di mwatoAmedeo I di Savoia-Aosta in Spagna.

Lo scambio con la Sardegna

Pochi anni dopo, il 20 febbraio 1720 Vittorio Amedeo II, secondo quanto stabilito dal trattato di Londra e dal mwauqtrattato dell'Aia al termine della mwauuguerra della Quadruplice Alleanza, lasciò il trono del mwauyRegno di Sicilia in cambio di quello del mwaucRegno di Sardegna. Il re non si recò stavolta a Cagliari per l'incoronazione, e da allora l'isola fu governata da un mwaugviceré.

I Savoia mal digerirono la perdita della ricca Sicilia con la povera Sardegna: nei primi anni non fecero molto per cambiare la situazione isolana, questo perché avevano giurato di mantenere intatti tutti gli ordinamenti giuridici e politici dell'isola ma soprattutto perché speravano di poter scambiare l'isola con territori più ricchi, ma si dovettero rassegnare definitivamente al possesso dell’isola nel 1748 con la mwauopace di Aquisgrana alla fine della mwausguerra di successione austriaca.

Consci dei gravi problema che affliggevano la Sardegna, i sovrani piemontesi cercarono con varie riforme di migliorare come meglio credevano la sua condizione, ma queste riforme portarono solo a un peggioramento della già traumatica situazione isolana. I Savoia ridussero anche i poteri dei vari organi del Regno Sardo, perché essi vedevano in questi solo un ostacolo al loro governo assolutistico.cite-ref-24[24]

In generale, anche in periodi di pace, i sudditi degli Stati sabaudi vivevano in uno stato di precarietà e di arretratezza economica. Una certa vivacità per i commerci arrivò però intorno alla metà del mwavyXVIII secolo quando le vallate alpine divennero la destinazione preferita degli aristocratici inglesi a seguito, nel mwavc1741, della scoperta dei mwavgghiacciai di mwavkChamonix fatta dagli inglesi William Windham e mwavoRichard Pococke.

Il successivo Re di Sardegna fu mwavwCarlo Emanuele III; lo Stato sabaudo fu coinvolto nelle due sanguinose guerre che sconvolsero nuovamente l'Europa: la mwav0guerra di successione polacca e la mwav4guerra di successione austriaca.

Ottenuti alcuni vantaggi nel primo conflitto, che lo vide alleato alla Francia, fu decisamente più fortunato nella seconda guerra, quando si schierò con l'Austria contro la Francia e vide ancora una volta i suoi Stati invasi dai francesi. Anche in questo caso i Savoia effettuarono un cambio di alleanza abbandonando la Francia. Persa la mwawabattaglia di Madonna dell'Olmo, Carlo Emanuele III riuscì però a infliggere una pesantissima sconfitta ai francesi sulle alture dell'mwaweAssietta nel mwawi1747, ottenendo nuovamente la piena sovranità sul mwawmPiemonte e l'accrescimento dei suoi Stati fino al raggiungimento del confine naturale del mwawqTicino, perdendo invece il territorio ottenuto due anni prima del mwawuMarchesato di Finale. Il 19 settembre mwawy1772 Carlo Emanuele introdusse nei suoi Stati il mwawcservizio postale, ammodernò in seguito i porti di mwawgNizza e di mwawkVillafranca; combatté il banditismo in Sardegna, creò i mwawomwawsMonti frumentari, cioè dei magazzini comunali nei quali i contadini potevano comprare le sementi a un prezzo calmierato.

I moti antifeudali angioiani

Tra il 1792 e il 1793 la Francia rivoluzionaria, intenzionata a contrastare l'Inghilterra nel Mediterraneo occidentale, provò ad attaccare la Sardegna, nel tentativo di occuparla militarmente e di sollevare una ribellione generalizzata contro i piemontesi. A tale scopo, da tempo, infiltrati rivoluzionari e simpatizzanti locali diffondevano notizie, idee e scritti politici nelle città e nelle campagne.

Al momento dell'attacco decisivo, benché il governo piemontese fosse stato colto di sorpresa e non predisponesse alcuna misura difensiva, gli aristocratici e il clero sardi, timorosi delle conseguenze politiche di una vittoria francese in Sardegna, finanziarono e organizzarono la resistenza, arruolando in poco tempo una milizia.
Fu questo esercito popolare a respingere il tentativo francese di sbarcare sul lido di Quartu Sant'Elena, nel febbraio 1793. Contemporaneamente, a nord, veniva fermato il tentativo di occupazione all'isola della Maddalena (tentativo al cui comando c'era un giovanissimo ufficiale corso di nome mwaxiNapoleone Bonaparte).

Il successo della mobilitazione dei sardi da parte degli mwaxqstamenti (i bracci del parlamento, riunitisi d'urgenza per affrontare la crisi, nell'inerzia del governo piemontese), benché sembrasse frustrare l'opera di propaganda rivoluzionaria dei mesi precedenti, fece emergere la questione dell'inadeguatezza e della mediocrità del personale di governo forestiero.
I rappresentanti della nobiltà, del clero e delle città inviarono dunque al re mwaxyVittorio Amedeo III una petizione con cinque richieste: 1) convocazione delle Corti Generali (ossia appunto del parlamento, che le autorità piemontesi non avevano mai convocato); 2) conferma di tutte le leggi, consuetudini e privilegi, anche di quelli caduti in disuso; 3) assegnazione al nativi dell'isola di tutti gli impieghi e le cariche; 4) creazione di un Consiglio di Stato da consultare su tutte le questioni relative al regno; 5) un ministero distinto per gli affari della Sardegna. Non erano richieste rivoluzionarie, tuttavia il re non le accolse, contestandole in partecite-ref-25[25].

Il malcontento accumulato fino a quel momento esplose dunque con un moto di ribellione fra notabili e popolo cagliaritano che, il 28 aprile mwaya1794, catturarono ed espulsero da mwayeCagliari il Viceré e tutti i funzionari piemontesi; la giornata è oggi commemorata oggi come mwayimwaymSa die de sa Sardigna e festa del popolo sardo.cite-ref-fcc68-26-0[26] La situazione venne presa in mano dagli stamenti e dalla Reale Udienza, la suprema corte del regno. Si confrontavano il partito dei "novatori" e quello dei "moderati". I primi, per lo più esponenti della borghesia, intendevano approfittare del momento per ottenere riforme decisive di tipo economico, politico e sociale; i secondi desideravano semplicemente l'accettazione delle cinque richieste e per il resto il sostanziale mantenimento dello mwaykstatus quo. La situazione intanto tendeva a sfuggire al controllo. A Cagliari vennero linciati due esponenti dell'aristocrazia.

A Sassari la nobiltà e l'alto clero si schierarono contro gli stamenti e invocarono la protezione del re, allo scopo di ottenere un'emancipazione con l'autonomia dal governo di Cagliari e ulteriori privilegi. Nelle campagne, le popolazioni, incitate da agitatori e dal basso clero, si ribellavano, attaccavano le sedi governative, gli istituti di credito agrario, le residenze di aristocratici e di alti prelati, rifiutando di versare le imposte e le decime. A mwaysSassari, infine, sotto l'influsso cagliaritano e le proteste dei vassalli, si raccolsero genti da tutto il mwaywLogudoro per manifestare il 28 dicembre mway01795 cantando il famoso inno mway4mway8Su patriotu sardu a sos feudatarios.cite-ref-fcc68-26-1[26] La situazione era diventata così grave che a Cagliari si decise di inviare nel settentrione dell'Isola uno dei personaggi più in vista della politica sarda del periodo, il nobile e magistrato della Reale Udienza mwazuGiovanni Maria Angioy. Questi, investito della carica di mwazyalter nos, ossia facente funzioni viceregie, attraversò la Sardegna e giunse a Sassari accolto da un bagno di folla come liberatore.

Angioy cercò per tre mesi di riconciliare feudatari e vassalli attraverso atti legali, ma quando s'avvide del diminuito interesse e sostegno governativo e cagliaritano, lavorò a un piano eversivo con emissari francesi, mentre mwazgNapoleone Bonaparte invadeva la penisola italiana.cite-ref-fcc70-27-0[27] Tuttavia con l'mwaz0armistizio di Cherasco e la successiva mwaz4Pace di Parigi del mwaz81796 venne meno ogni possibile sostegno esterno, e l'Angioy decise di effettuare una marcia antifeudale e rivendicativa su Cagliaricite-ref-fcc70-27-1[27], con l'intenzione di rovesciare il governo, abolire gli istituti feudali e proclamare la repubblica.

Il tentativo rivoluzionario coalizzò le forze moderate e reazionarie, mettendo contro l'Angioy nobiltà, clero e buona parte della borghesia cittadina e rurale, che aveva timore di perdere, insieme agli istituti feudali, privilegi e vantaggi acquisiti. A questo punto dal Viceré gli vennero revocati i poteri di mwaacalter nos, e Angioy dovette arrestare la sua marcia a mwaagOristano l'8 giugno, in quanto venne abbandonato dai suoi sostenitori dopo che il Re ebbe accettato lo stesso giorno le citate cinque richieste degli Stamenti Sardi.cite-ref-fcc70-27-2[27] Angioy dovette abbandonare la Sardegna e si rifugiò a mwaa0Parigi. Qui morì esule e in povertà nel mwaa41808. Sull'isola l'ordine veniva ripristinato con le armi. Furono assediati e presi d'assalto i villaggi che resistevano e furono condannati a morte tutti i capi e i maggiori esponenti del moto rivoluzionario che si riuscì a catturarecite-ref-28[28].

Guerre napoleoniche e occupazione francese

Entrando nella mwabcprima coalizione a fianco di mwabgAustria, mwabkSpagna e mwaboPrussia, mwabsVittorio Amedeo III si espose alle vendette dei rivoluzionari francesi che occuparono il Ducato di Savoia e la Contea di Nizza e come detto tentarono di invadere la Sardegna. Il 21 dicembre mwabw1792 la flotta francese comandata dall'ammiraglio mwab0La Touche-Tréville si presentò nel mwab4golfo di Cagliari. L'8 gennaio i francesi sbarcarono nell'mwab8isola di San Pietro e presero mwacaCarloforte; il 14 gennaio occuparono mwaceSant'Antioco e il 27 dello stesso mese iniziarono i cannoneggiamenti contro la città di mwaciCagliari.
Nel mese successivo, il 14 febbraio iniziò lo sbarco nel litorale di mwacqQuartu di 4mwacu 000 soldati. La spontanea mobilitazione dei miliziani sardi e la paura di essere rigettati in mare, spinsero i francesi a reimbarcarsi e ad abbandonare l'Isola il 28 febbraio, lasciando nelle mwacyisole sulcitane una guarnigione di 700 soldati.
Mentre a sud Cagliari subiva il bombardamento, a nord, attraverso le mwacgBocche di Bonifacio, mwackNapoleone Bonaparte, allora tenente di artiglieria, attaccava e bombardava mwacoLa Maddalena con l'intento di occupare la parte settentrionale della Sardegna. Il 25 e il 26 febbraio l'energica reazione dei maddalenini guidati da mwacsDomenico Millelire fece fallire l'attacco.

Intanto le armate rivoluzionarie francesi attaccavano la Savoia, che veniva occupata dalle truppe del generale mwac0Montesquiou, entrate in mwac4Chambéry il 24 settembre mwac81792, mentre le truppe del generale mwadad'Anselme attaccavano la città di mwadeNizza, occupata e saccheggiata il 29 settembre, spingendosi poi fino a mwadiOneglia, che fu semidistrutta dalla flotta dell'ammiraglio mwadmTruguet e saccheggiata dalle truppe di d'Anselme. Il 27 novembre 1792 la Convenzione decretò l'annessione della Savoia alla mwadqFrancia repubblicana.cite-ref-29[29] Il 31 gennaio mwadk1793 la mwadoConvenzione decretò l'annessione alla Francia anche della mwadsContea di Nizza.cite-ref-30[30] Tuttavia, nella primavera di quello stesso anno, mwaeaVittorio Amedeo III tentò la riconquista militare di Nizza, affidando il comando delle truppe all'anziano generale mwaeeaustriaco De Wins, ma questi venne respinto dai francesi del generale mwaeiDugommier a mwaemSaint-Martin-du-Var.

Il Direttorio fece invadere il Piemonte dal generale mwaeuBarthélemy Joubert e il 10 dicembre mwaey1798 il re fu costretto a lasciare spazio a un mwaecgoverno repubblicano. I Savoia, con tutta la corte, lasciarono Torino e si trasferirono nel palazzo regio di mwaegCagliari. La corte resterà nell'isola fino alla definitiva restituzione delle province del continente. Mentre il generale Bonaparte era in mwaekEgitto, gli austro-russi sconfissero ripetutamente i francesi e il 20 giugno mwaeo1799 le truppe alleate riconquistarono Torino, ponendo fine all'esperienza repubblicana piemontese e restaurando la monarchia.

Rientrato in Francia, nel mwaew1800, il generale Bonaparte scese nuovamente nella Pianura Padana valicando le mwae0Alpi. A mwae4Marengo, nello scontro decisivo, le truppe francesi prevalsero e occuparono nuovamente Torino, destituendo il re e instaurando la mwae8Repubblica Subalpina.

L'11 settembre mwafe1802 il Piemonte fu annesso e integrato direttamente alla Francia ponendo fine alla mwafiRepubblica Subalpina. Il territorio continentale dello Stato sabaudo fu riorganizzato in 6 mwafmmwafqdépartement: mwafuDora, mwafySesia, mwafcPo, mwafgMarengo, mwafkStura, mwafoTanarocite-ref-31[31]; cui si aggiungevano le precedenti annessioni del 1792-93: Savoia (mwaf8dipartimento del Monte Bianco e parte del mwagadipartimento del Lemano) e Nizza (mwageAlpi Marittime).

mwagmNovara (mwagqdipartimento dell'Agogna) passò invece alla mwaguRepubblica napoleonica d'Italia, cui successe il mwagyRegno napoleonico d'Italia. Dopo le folgoranti vittorie in mwagcEuropa e dopo la disastrosa ritirata dalla mwaggRussia, Napoleone fu sconfitto dalla mwagksesta coalizione nel 1813 e relegato nell'mwagoisola d'Elba il 6 aprile mwags1814. Un mese dopo, il 2 maggio 1814, mwagwVittorio Emanuele I lasciava Cagliari per Torino, dove il 19 entrò trionfalmente accolto dalla popolazione.

Dal Congresso di Vienna alla Fusione perfetta

Con il trattato di mwaheParigi del 30 maggio mwahi1814, fu ripristinato il potere dei mwahmSavoia e il 4 gennaio mwahq1815 con il mwahuCongresso di Vienna, furono annesse al Regno di Sardegna (senza alcun plebiscito) mwahyGenova e la mwahcLiguria insieme con i mwahgfeudi imperialicite-ref-32[32], assumendo la funzione di mwah0Stato cuscinetto nei confronti della mwah4Francia.

Dal mwaia1815 al mwaie1821 mwaiiVittorio Emanuele I governò con il pugno di ferro, restaurando i privilegi feudali (suscitando in mwaimLiguria tumulti) e instaurò una politica di controllo dell'istruzione da parte della mwaiqchiesa. Il 16 agosto la regina mwaiuMaria Teresa raggiungeva Torino e a Cagliari la carica viceregia veniva assunta da mwaiyCarlo Felice. Vittorio Emanuele I e il suo successore mwaicCarlo Felice di Savoia erano fratelli dell'abdicatario Carlo Emanuele IV. Vittorio Emanuele I ebbe un solo figlio maschio, Carlo Emanuele, morto di vaiolo all'età di due anni, oltre ad alcune figlie femmine escluse dalla successione al trono così come prevedeva la legge salica. Carlo Felice, invece, non ebbe figli. La successione in mwaigCasa Savoia, dunque, divenne un affare in cui l'mwaikAustria vedeva la possibilità di imporre il proprio potere anche su queste terre se mai Vittorio Emanuele I avesse scelto come suo successore il genero mwaioFrancesco IV di Modena, imparentato con gli Asburgo. Non fu così, dato che Vittorio Emanuele I scelse invece mwaisCarlo Alberto, del ramo mwaiwSavoia-Carignano, che divenne re nel mwai01831, detenendo la corona per diciassette anni.

I moti rivoluzionari del 1821

Il Regno in quegli anni era sconvolto da moti rivoluzionari che segnarono l'inizio della stagione risorgimentale italiana. Nel mwajy1821 scoppiarono i primi subbugli, difficili da controllare, anche perché le rivolte erano segretamente appoggiate dal principe Carlo Alberto. mwajcSantorre di Santa Rosa, il capo dei ribelli, si era incontrato con il principe di nascosto, ottenendo il suo appoggio. Ma l'aiuto promesso da Carlo Alberto venne meno proprio quando la rivolta stava per scoppiare. mwajgVittorio Emanuele I, in seguito alle sommosse, preferì abdicare nei confronti di mwajkCarlo Felice. Questi però si trovava a mwajoModena e Carlo Alberto assunse la reggenza del regno proclamando la costituzione, subito sconfessata dallo zio che lo destituì. Invocò poi l'aiuto della mwajsSanta Alleanza, fondata nel mwajw1815 da quasi tutte le potenze europee per garantire gli assetti politici espressi nel congresso di Vienna. Le forze rivoluzionarie cercarono egualmente di tenere testa a quelle austriache, ma vennero sconfitte a mwaj0Novara. Carlo Felice fece incarcerare molti patrioti e la rivolta sembrò placata. Nei successivi dieci anni di regno innalzò lo Stato al grado di potenza marittima, e con la mwaj4battaglia navale di Tripoli, avvenuta il 26-27 settembre 1825 mise definitivamente fine alla volontà del mwaj8Bey di mwakaTripoli di effettuare azioni di mwakepirateria nei confronti della marina mercantile sarda.

Carlo Felice effettuò la riforma della gerarchia giudiziaria, stabilì consolati sulle coste d'mwakmAfrica e del Levante, adornò Genova e Torino di sontuosi palazzi. Nel mwakq1821 in Sardegna vennero istituite due vice-intendenze a Cagliari e Sassari e il numero delle Province viene ridotto a dieci (Sassari, Alghero, Ozieri, Nuoro, Cuglieri, Busachi, Lanusei, Isili, Iglesias e Cagliari), cui si sarebbe aggiunta nel mwaku1833 quella di Tempio. Morì il 27 aprile mwaky1831 e con lui si estingueva la dinastia degli mwakcAmedei e iniziava quella dei mwakgSavoia-Carignano.

Le riforme di Carlo Alberto

Carlo Alberto fu un cattolico devoto e anti-rivoluzionario, sebbene liberale da giovane: non appena salito al trono, forte di una solida tradizione di alleanze dinastiche, firmò un patto militare con gli Asburgo, chiedendo l'appoggio dell'Impero austriaco per difendere il trono dalla rivoluzione. Fu anche un lavoratore instancabile e cercò di attuare un piano di rinnovamento del regno. Nel mwak01837 riformò l'organizzazione della giustizia in Sardegna e vennero istituiti sette «Tribunali di Prefettura» (Sassari, Tempio, Nuoro, Lanusei, Oristano, Isili e Cagliari).

Nel mwalq1838, il 12 maggio, fece terminare il mwalufeudalesimo, introdotto in Sardegna dai catalano-aragonesi nel 1323; era fra le strutture del regno che con il trattato di Londra i Savoia, con Vittorio Amedeo II, avevano giurato di rispettare. La proprietà feudale terminerà ufficialmente solo l'11 dicembre. Gli ex duchi, conti e marchesi furono compensati con un singolare indennizzo, cioè con rendite garantite da obbligazioni di Stato (quindi debito pubblico), ma furono i rispettivi comuni locali a doversi accollare l'indennizzo con imposte aggiuntive ai cittadini.

Con un regio editto l'11 settembre 1845 venne deciso che dal primo gennaio 1850 sarebbero satti esclusivamente utilizzati nel regno "mwalgi pesi e le misure del sistema metrico decimale", i cinque anni di tempo dalla emissione del decreto alla sua applicazione sono decisi per dare tempo alla popolazione di prepararsi al cambiocite-ref-33[33].

Il 29 novembre mwal41847, con la mwal8"fusione perfetta" e la rinuncia dei sardi alla loro autonomia statuale, la Sardegna si fuse con gli mwamaStati di terraferma posseduti dai Savoia, comprendenti il mwamePrincipato di Piemonte, il mwamiDucato di Savoia, la mwammContea di Nizza, gli ex mwamqfeudi imperiali dell'mwamuAppennino Ligure e l'ex mwamyRepubblica di Genova con l'isola di mwamcCapraia.

Si costituì così uno Stato unitario, passato alla storia come "mwamkRegno di Sardegna", con capitale mwamoTorino, che già da secoli era sede della corte e del governo. Divenuto una mwamsmonarchia costituzionale nel 1848, il nuovo Stato sabaudo avrebbe guidato l'ultima fase del mwamwRisorgimento trasformandosi in mwam0Regno d'Italia sotto mwam4Vittorio Emanuele II di Savoia.

Territori

I principali Stati sabaudi furono:

• il mwancDucato di Savoia che comprendeva:

• la mwanoSavoia ducale (mwansChambéry)
• la Contea di mwan0Moriana (mwan4San Giovanni di Moriana)
• il Marchesato di mwaoaTarantasia (mwaoeMoûtiers)
• il mwaomGenevese (mwaoqAnnecy)

• già Contea poi Ducato

• la Baronia del mwaogFaucigny (mwaokBonneville)
• il Ducato del mwaosChiablese (dal XI secolo) (mwaowThonon)

• il mwao4Ducato d'Aosta

• già mwapeContea di Aosta (dal 1030 circa)

• il mwapmPrincipato del Piemonte (a partire dalla metà del XI secolo)


• la mwapgContea di Nizza (dal 1388)
• la mwapoContea di Asti (dal 1531)
• il mwapwPrincipato di Oneglia (dal 1576)
• la mwap4Contea di Loano (dal 1770)
• il mwaqaRegno di Sardegna (dal 1720): con il trattato di Londra del 2 agosto 1718, confermato dal mwaqitrattato dell'Aia del 20 febbraio 1720, la Sicilia viene scambiata con la Sardegna e gli Stati di Savoia diventano Regno di Sardegna (mwaqmRegnum Sardiniæ), conservando la sede dei Re a Torino (un viceré si insedia a Cagliari).
• il mwaquDucato del Monferrato (dal 1708)
• il mwaqcDucato di Genova (dal 1815)

Province che hanno fatto parte degli Stati sabaudi dal XIII al XVII secolo (tre province dal XIII secolo fino al mwaq8Trattato di Lione del 1601):

• mwariBresse
• il mwarqBugey
• la mwaryValromey

Territori che hanno temporaneamente fatto parte degli Stati sabaudi:

• il Ducato di mwaroGinevra
• la provincia di mwarwCarouge
• il paese di mwar4Vaud
• il Basso mwasaCanton Vallese (mwaseMartigny)
• il mwasmRegno di Sicilia (ottenuto con il mwasqtrattato di Utrecht nel 1713, poi scambiato con il Regno di Sardegna nel 1720)cite-ref-34[34]
• il Franco-Lionese
• il mwassMarchesato di Finale (1746-48)

Lo Stato sabaudo, inoltre, ottenne nel 1815 il mwas0Principato di Monaco appena ristabilito come mwas4protettorato, garantendogli supporto diplomatico e militare.cite-ref-35[35]

Bandiere e stemmi

Bandiere

Di seguito le bandiere che rappresentavano collettivamente gli Stati:cite-ref-36[36]

Stemmi

Stemmi usati negli Stati di terraferma

Di seguito gli stemmi usati sulla legislazione, dal governo e sulle monete dei Regi Stati di terrafema.

Stemmi usati in Sardegna

Di seguito gli stemmi usati sulla legislazione, dal governo e sulle monete in Sardegna dal 1720 al 1847.

Note

cite-note-11. mwa1qmwa1ubiblio.toscana.it, mwa1yhttps://biblio.toscana.it/argomento/Regno%20di%20Sardegna%20%281720-1861%29?mwa1c Titolo mancante per url mwa1gurl (aiuto).
cite-note-22. mwa14mwa18archive.org, mwa2ahttps://archive.org/details/bub_gb_hKmGCUmY5EEC/page/n6/mode/1upmwa2e Titolo mancante per url mwa2iurl (aiuto).
cite-note-33. mwa2gmwa2kbooks.google.it, mwa2ohttps://books.google.it/books?id=rUA9AAAAYAAJ&pg=PA1&source=gb_mobile_entity&hl=it&newbks=1&newbks_redir=0&gboemv=1&ovdme=1&gl=IT&redir_esc=y#v=snippet&q=Regi%20Stati&f=falsemwa2s Titolo mancante per url mwa2wurl (aiuto).
cite-note-44. Data dell'mwa3ieditto di Rivoli
cite-note-55. Carlo Moriondo, mwa3yTesta di ferro. Vita di Emanuele Filiberto di Savoia, Milano, Bompiani, 1981.
cite-note-66. Nel 1760 avviene, per mwa3oregio biglietto su iniziativa di mwa3sGiovanni Battista Lorenzo Bogino, l'estensione all'isola dell'italiano come lingua ufficiale in luogo dei precedenti mwa3wlatino, mwa30spagnolo, mwa34catalano e mwa38sardo
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cite-note-99. Ufficialmente gli Stati sabaudi erano entità distinte, ognuno con la sua capitale, uniti solamente dal dominio personale del Capo di Casa Savoia. Il governo effettivo degli Stati è stato esercitato per la maggior parte del tempo a Torino, da quando divenne capitale del Ducato di Savoia nel mwa5a1563, tranne tra il 1796 e il 1815 quando il sovrano, a causa dell'occupazione francese degli Stati di terraferma, trasferì la corte a Cagliari.
cite-note-1010. Ristabilito nel 1815 dopo essere stato annesso alla mwa5qFrancia nel 1793, il mwa5uCongresso di Vienna e il Trattato di Stupinigi del 1817 lo designarono come protettorato del governo sabaudo. Il Principato era dipendente dai Savoia in politica estera e in materia di difesa, conservava però la sua sovranità interna. <mwa5chttps://monacodc.org/monhistory.html>
cite-note-1111. Ex art. 1 dello mwa5sStatuto Albertino.
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cite-note-3434. Insieme al Regno di Sicilia i Savoia ebbero formalmente anche potestà sullo mwbekStato di Malta, feudo del Re di Sicilia sin dal 1530. I Cavalieri, però, avevano raggiunto un'indipendenza statuale di fatto.
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Bibliografia

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• citerefcastiglioniPietro Castiglioni, Relazione generale con una introduzione storica sopra i censimenti delle popolazioni italiane dai tempi antichi sino all'anno 1860. 1.1, a cura di Ministero di Agricoltura industria e commercio, Torino, Stamperia reale, 1862. URL consultato il 7 febbraio 2019.
• mwbfw(FR) Giuliano Ferretti (Dir.), Les États de Savoie, du duché à l'unité d’Italie (1416-1861), Garnier Classiques, 2019, ISBN 978-2-406-09415-9.
• citerefvester(EN) Matthew Vester, Sabaudian Studies: Political Culture, Dynasty, and Territory (1400–1700), Penn State Press, 25 marzo 2013, ISBN 978-0-271-09100-6. URL consultato il 24 maggio 2023.

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Collegamenti esterni

• citerefdizionario-di-storiasabaudo, Stato, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.